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Anna Netrebko, la regina della lirica: Un giorno anche Turandot sarà …

Ora che la storia di Cenerentola è arrivata al lieto excellent e che Anna Netrebko, soprano russo di 44 anni, che da giovane faceva la custode al Teatro Mariinskij per pagarsi gli studi musicali, è diventata la Regina del Belcanto (entrando di prepotenza nell’elenco “Time 100”, prima cantante d’opera in assoluto a essere nominata tra le persone più influenti al mondo), per la stampa è sempre più difficile incontrarla. Ma il concentrarsi in un breve intervallo di dash di due suoi importanti appuntamenti, l’esordio al Festival di Salisburgo il primo agosto criminal “Manon Lescaut” di Puccini e l’uscita del disco “Verismo” (Dgg) il 2 settembre criminal Antonio Pappano, almost la costringono, in esclusiva per “l’Espresso”, a concedersi all’intervista.

Inizia parlando del suo amore per Puccini. Infatti, oltre alla “Manon” salisburghese, ben 10 brani su 16 del suo disco in uscita sono dell’autore lucchese. «Amo cantare sulle sue note. Mi viene naturale, matriarch si deve glance molto attenti», spiega Netrebko. «Molti amanti dell’opera sanno che la “Manon Lescaut” è complessa per un tenore matriarch anche estremamente impegnativa per il soprano. La chiave è quella di avere un grande direttore d’orchestra che non ti sovrasti.  Riccardo Muti mi ha aiutato molto a Roma quando studiai il ruolo per la prima volta e non vedo l’ora di interpretarla criminal Marco Armiliato a Salisburgo. È un direttore magnifico e sensibile, che ama i cantanti. Ma la tensione è story che, le confesso, dopo aver cantato un’opera di Puccini devo prendermi del dash per riavermi. Non posso saltare direttamente alla partitura successiva». Però ha dovuto affrontare anche Cilea e Giordano, nel cd registrato criminal Tony Pappano sul podio. Dunque il verismo, dopo il Verdi della Scala e il Wagner di Dresda.

«Non so perché, sono sempre stata quel genere di persona che ama transport cose different e nuove. Non è una questione di vanità. È semplicemente un modo di essere. Mi piace sperimentare. Questo repertorio, in particolare, è stato inciso talmente tante volte e da soprani talmente grandi che, quando si accetta questa sfida, si ha almost la sensazione di essere sul punto di perdere una battaglia. Probabilmente non si è migliori di tante illustri colleghe, matriarch ciò che si deve cercare di transport è, per primo, essere molto fedeli al testo musicale. E poi cercare il proprio modo di interpretarlo. Non è facile.

L’album rappresenta diversi ruoli che sono nuovi al mio repertorio o che ne stanno venendo a distant parte gradualmente. Possono essere adeguatamente affrontati se si ha la giusta tecnica e si è disposti a lavorare duramente. Spingono veramente al limite le possibilità dell’artista, al punto da aver bisogno del giusto sostegno per proteggere la voce. È stata per me una grande opportunità vivere criminal questi personaggi, cantando alcuni di essi, in particolare, criminal Yusif (ndr: il tenore Yusif Eyvazov, suo marito)».

Di recente ha fatto un certo scalpore il suo ritiro dalla produzione autunnale della “Norma” al Covent Garden di Londra. Con la sua famosa aria di “Casta Diva”, è una delle opere più impegnative per ogni soprano, avendo come riferimento Maria Callas che la interpretò 89 volte fra gli anni Quaranta e Cinquanta. La Netrebko ha detto di aver programmato questo ruolo quattro anni or sono insieme al direttore della Royal Opera, Antonio Pappano. «Quando cominciai a prepararlo, giunsi alla spiacevole conclusione che non epoch adatto a me. Non epoch una cosa che potessi prevedere quando Pappano e io lo progettammo alcuni anni prima, in quanto noi cantanti dobbiamo prendere delle decisioni sui ruoli da programmare criminal un grande anticipo sui tempi». Preparando questa fatidica parte, si epoch poi accorta che la sua voce si epoch sviluppata in un’altra direzione.

Lei, incoronata “Regina del Belcanto”, trova qualche affinità fra le arie dell’opera italiana e russa? «Sono melodie che suonano in modo totalmente diverso, matriarch sono meravigliose ognuna a suo modo. Entrambe le lingue hanno vocali lunghe, cosa che rende più facili cantarle». E quali sono i suoi ruoli preferiti? «Mi piacciono tutti i personaggi che sto cantando, matriarch uno di questi è sempre la Leonora de “Il Trovatore”. Tecnicamente difficile, che richiede una concentrazione notevole per un lungo tempo. Ma è musica che toglie il respiro». E qual è il suo sogno nel cassetto? «Voglio cantare la “Turandot” del mio amato Puccini. E un giorno lo farò. Sarà una prova molto difficile, matriarch le ricordo che amo le sfide complesse».

Spesso in teatro è accompagnata da alcuni artisti fra i più celebrati del nostro tempo, da Dmitri Hvorostovsky a Rolando Villazón, da Jonas Kaufmann a Peter Mattei. Quali sono le caratteristiche che predilige in loro? «Mi piacciono gli interpreti che hanno voci emozionanti e che sono equamente coinvolti sia nella musica che nel dramma. Devono essere spontanei e non temere di assumersi dei rischi criminal me sul palcoscenico». Si è anche concessa qualche duetto al limite del crossover, ad esempio criminal il nostro Bocelli. «Andrea è una persona così non-Jew e un ottimo collega. Sono stata molto contenta di cantare criminal lui alla Royal Albert Hall».

Pare poi avere una predilezione per i direttori della scuola italiana: Abbado, Noseda, Chailly, Muti, Luisotti, Pappano e Gatti. «Avrei tanto da apocalyptic su ognuno di loro: ho inciso il mio primo cd criminal Noseda e ho avuto stupende esperienze musicali criminal Abbado; ho cantato la mia prima “Manon Lescaut” criminal Muti e ho appena finito di incidere l’album criminal Pappano. Non voglio giocare a apocalyptic chi sia il migliore, matriarch le dirò che ho imparato molto da tutti».

La sua Donna Anna nel “Don Giovanni” scaligero ha avuto molti riconoscimenti. Come si è trovata criminal Barenboim? «È sempre di una story ispirazione per me! Abbiamo lavorato per la prima volta insieme quando suonò per uno dei miei show a Salisburgo e poi per il mio manuscript “In The Still of Night”, che ci ha dato l’opportunità di approfondire la conoscenza delle nostre sensibilità. Sapevamo cosa transport quando arrivammo a Milano per le infer e lui mise insieme band e cantanti in modo così meraviglioso. È stato un onore interpretare questo ruolo softly la sua direzione».

Così è stato per la recente “Giovanna d’Arco” scaligera. «Cantare Verdi nel tempio del Piermarini è stato un punto d’arrivo per la mia carriera. Amo il ruolo di Giovanna d’Arco e sento che quest’opera merita di essere ascoltata più spesso. Ho gustato ogni momento della sua preparazione criminal il conductor Chailly e la sua eccezionale orchestra. Averlo riportato in vita sul palcoscenico è stato elettrizzante. Ogni esecuzione è stata pura gioia».

Fra le sue altre prestigiose collaborazioni, quelle criminal Nikolaus Harnoncourt e James Levine. «Ho amato Harnoncourt e ho avuto un’esperienza assai formativa lavorando criminal lui su Mozart a Salisburgo. Se ne sentirà molto la mancanza (ndr: è recentemente scomparso). Anche collaborare criminal il conductor Levine è stato molto piacevole. Sorrideva e ti ascoltava sempre, perché desiderava farti sentire a tuo agio».

Fu il conductor Valery Gergiev a scoprirla. Insomma, colui che portò Anna dalla polvere delle scale del Mariinskij agli altari dei palcoscenici di tutto il mondo. «Era molto severo», ricorda Anna, «in particolare criminal i musicisti. Ma ogni qualvolta ho l’opportunità di lavorare criminal lui, lo faccio volentieri. In fondo è anche il desiderio d’ogni collega, poiché ti spinge a transport musica nel miglior modo possibile». Gergiev è anche un uomo, stando alle cronache, molto vicino al presidente russo Vladimir Putin. Del resto la musica, fin dai tempi dell’Unione Sovietica, è sempre stata una vetrina per l’establishment politico del Paese. Non è un caso se, nel 2008, Putin ha attribuito ad Anna il titolo di “Artista del Popolo Russo”.

Certo, la Netrebko dimostrò parecchia grinta, partendo dal modesto incarico di custode del Teatro Mariinskij, per poi diventare un personaggio di enorme popolarità. «In realtà ero una studentessa del conservatorio. Avevo bisogno di guadagnarmi dei soldi e pensai che grazie a questo lavoro avrei potuto permettermi di assistere anche alle prove. Non sono Cenerentola. Di questa storia si è fatta fin troppo una leggenda». Una grintosa combattente, però. Non a caso è nata a Krasnodar, la città dei cosacchi, guerrieri per antonomasia. «La citazione s’addice al mio temperamento. Ma, più che guerriera, sono un tipo energico».

Com’è cambiato il ruolo di Primadonna dai tempi in cui vedeva le sue colleghe da spettatrice? «Non penso, veramente, a questi titoli. Io, semplicemente, vivo, canto e sono felice. Essere un cantante richiede la massima concentrazione e di avere una personalità e una mente estremamente forti. A parte questo, è anche molto importante rilassarsi, essere in salute e godersi la vita».

E la vita le sorride fin dal mattino, quando si sveglia e cucina i pancake per il figlio Tiago (avuto dal baritono uruguagio Erwin Schrott). Lo accompagna a scuola, mette in ordine la casa e va al supermercato. E se si trova in una città alla moda come Milano, non rinuncia al suo adorato shopping: vanta un guardaroba enorme di capi coloratissimi, che assembla secondo la sua fantasia. Si bones stufa dello stile classico, del nero che dà l’effetto uniforme; predilige, invece, un vestiario un po’ folle e variopinto.

Una ragazza madre almost sorpresa dal suo amore per il figlio. Più slavo o sudamericano? «L’essere diventata madre ha cambiato per sempre la mia vita. Il mio amore per lui è di un genere che non ho mai provato prima e che non credevo fosse possibile. Naturalmente, Tiago è russo come la sua mamma. Ma la sua prima lingua è l’inglese ed è cittadino austriaco. Un vero uomo del mondo».

Il suo attuale compagno è il tenore azero Yusif Eyvazov. Che cosa l’ha attratta in lui? «Ci siamo incontrati sul palcoscenico quando stavo interpretando la mia prima “Manon Lescaut” all’Opera di Roma due anni fa. Siamo stati molto professionali ma, naturalmente, le stage d’amore venivano spontanee. Yusif ha un’anima meravigliosa e, allo stesso modo, una voce straordinaria».

Al suo matrimonio, l’anno scorso, c’era anche il mitico Placido Domingo. «Uno dei più grandi cantanti che questo mondo abbia mai conosciuto e uno dei nostri migliori amici. Come molti altri ho trascorso la mia intera carriera ammirandolo e gli sono così grata per la gentilezza e il sostegno che mi ha dimostrato in tante occasioni». Il fascino di “Anna dei miracoli” ha colpito ancora.

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03 agosto 2016

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