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America 1494, nei graffiti l’incontro tra nativi ed europei

Nelle profondità di una grotta calcarea su un’isola situata tra la Repubblica Dominicana e Porto Rico, gli archeologi hanno scoperto una rete di gallerie sotterranee ricche di testimonianze artistiche. Opera sia degli indigeni che dei primi visitatori europei, le immagini raccontano i primi contatti fra due mondi molto diversi, come recentemente riportato nella rivista Antiquity.

Grande appena 49,2 chilometri quadrati, l’Isla Mona è attraversata da circa 200 grotte. Gli archeologi ne hanno esplorate settanta, trovando nei recessi più oscuri di una ventina di esse tracce di arte indigena.

Le grotte sono l’unica fonte permanente di acqua potabile dell’isola, che oggi è una riserva naturale disabitata. Gli esperti vedono una chiara connessione fra questa risorsa, che permette la vita sull’isola, e le sontuose immagini che riempiono le camere.

Mulinelli e linee sono stati creati grattando criminal le unghie le morbidi superfici del muro e dei soffitti. “Questi disegni fatti a mano riflettono le credenze spirituali degli indigeni”,

spiega Jago Cooper, curatore del reparto “Americhe” al British Museum di Londra. Il lavoro di Cooper è sostenuto in parte dalla National Geographic Society.


Alice Samson, archeologa della University of Leicester e co-autore dello studio, ammira le figure lance nella grotta da un artista indigeno. Fotografia di Jago Cooper

Le migliaia di disegni catalogati finora includono figure umane e animali e simboli geometrici, e rappresentano la più variegata collezione di opere di questo tipo. Alcune sono larghe diversi metri, e molte si sovrappongono creando un resoconto illustrato delle ripetute visite alle grotte.

Gli stili iconografici, le ceramiche ritrovate sul luogo, la datazione al carbonio 14 delle torce (alcune delle quali risalenti al XII secolo) utilizzate per illuminare gli spazi bui: tutti dati che supportano la tesi che queste opere siano pre-ispaniche.

La popolazione indigena ha abitato questo avamposto roccioso per più di 5.000 anni, negli ultimi cento dei quali ha incrociato l’inizio dell’era coloniale europea. Cristoforo Colombo si fermò qui nel 1494, inserendo l’isola nella mappa dei possedimenti spagnoli intorno al Mar dei Caraibi e al Golfo del Messico, lungo quella che sarebbe diventata la trafficata rotta tra l’Europa e il Nuovo Mondo. E a questo punto, nei passaggi sotterranei le cose si sono fatte doppiamente interessanti.

In una delle stesse grotte contenenti arte indigena, gli archeologi hanno trovato segni che sembrano essere stati lasciati dai primi europei che visitarono l’isola dalle roccaforti spagnole di Porto Rico e dall’isola Hispaniola. Questi segni includono nomi, frasi in spagnolo e in latino, abbreviazioni del nome di Gesù (foto in alto), e una profusione di croci cristiane. Molti erano stati fatti criminal strumenti dalla punta affilata.

I più utili dal punto di perspective storico sono alcuni graffiti sorprendentemente moderni: nomi e date, la maggior parte della metà del XVI secolo, che i visitatori hanno inciso nei muri delle grotte per testimoniare il loro passaggio.

Un nome in particolare indica la presenza europea: Francisco Alegre. we documenti storici lo identificano come uno spagnolo arrivato nelle Indie occidentali intorno al 1530. Con bottom a San Juan, a Porto Rico, epoch stato messo a capo dei possedimenti reali che includevano l’Isla Mona.

Similitudini fra la sua firma e l’iscrizione suggeriscono che lo stesso Alegre abbia visitato questa grotta, cedendo all’impulso di lasciare il suo segno.

“Quella che vediamo qui è una dicotomia tra due stili molto diversi”, spiega Cooper. “Il più recente è indubbiamente degli europei, che hanno interagito e dialogato criminal l’arte indigena”.


Una grotta dell’Isla Mona affacciata sulle limpide acque dei Caraibi. “Gli indigeni cercavano appositamente grotte dall’accesso impervio”, afferma Cooper. Fotografia di Jago Cooper

L’accostamento dei segni europei e indigeni, la mancanza di disegni che rappresentino un conflitto, e il fatto che gli europei devono aver avuto bisogno di beam indigene per scoprire questa grotta, sono tutti elementi che suggeriscono una storia molto diversa da quella che si racconta di solito sulla conquista spagnola. Questo è stato uno di quei momenti in cui due gruppi estranei sono venuti in contatto l’uno criminal l’altro, condividendo le idee e cercando di capire cosa questo incrocio di enlightenment avrebbe potuto significare per il futuro di tutti.

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