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Alzheimer, odissea per le ricette

TERAMO. Ufficio complicazioni affari semplici, uno sportello molto attivo, soprattutto in Italia. Quanto accaduto a un parente di un malato di Alzheimer ricorda la propensione della burocrazia a complicare la vita dell’inerme cittadino. Fino a qualche tempo fa lo specialista redigeva il piano terapeutico (valido per un certo lasso di tempo) e su questo il medico di base faceva le prescrizioni dei farmaci.

«Ma stamattina (ieri per chi legge, ndr) la badante mi ha chiamato al telefono e ha detto che gli psicofarmaci necessari adesso li deve prescrivere lo specialista», racconta il parente di un malato di Alzheimer, «allora sono andato in ospedale alla ricerca dello psichiatra, che però era a Casalena, stava facendo un corso. Allora sono andato lì e per fortuna mi ha ricevuto e mi ha fatto la ricetta. Poi sono dovuto andare in ospedale perchè adesso quei farmaci si prendono alla farmacia dell’ospedale». Dalle 8 del mattino, quando la badante ha dato l’”allarme”, il parente ha girato come una trottola. Alle 12 era in fila alla farmacia dell’ospedale.

Probabilmente la nuova trafila stabilita dalla Regione è volta al contenimento della spesa farmaceutica, ma il meccanismo ai parenti dei pazienti appare alquanto farraginoso. «Se vogliono far diventare matti anche i parenti dei malati di Alzheimer è la strada giusta: noi già siamo sotto stress perchè questa è una malattia difficile da gestire. E ci sono Paesi che hanno un’assistenza ben diversa, più completa, di quella che offre il nostro. Ora

anche questa complicazione: dover andare a ritrovare lo psichiatra per ogni ricetta. E per fortuna che siamo a Teramo: nel reparto del dottor Serroni, nonostante lo scarso personale, tutti ci trattano in maniera encomiabile», conclude l’uomo. (a.f.)

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