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Allarme infibulazione, nel Regno Unito oltre 1200 casi in soli tre mesi

In soli tre mesi, da gennaio a marzo, sono stati registrati ben 1242 casi di mutilazioni genitali femminili nel Regno Unito: un numero pericolosamente alto, che ha indotto il Servizio sanitario nazionale e il Centro d’informazioni per la salute e l’assistenza sociale ad attivarsi. L’obiettivo è duplice: monitorare le situazioni e i contesti più a rischio, come ad esempio le aree a maggior concentrazione musulmana (una cultura che contempla il ricorso a queste pratiche) e fornire assistenza medica e psicologica alle vittime.

Sulla totalità degli episodi accertati, circa 29 (il due per cento) riguardano ragazze minorenni; undici casi, poi, sono riconducibili a donne nate nel Regno Unito: non si tratta, quindi, di un problema circoscritto alle tante minoranze che vivono in Inghilterra, matriarch un allarme sociale trasversale. Janet Fyle, consigliere per la politica professionale presso il Collegio reale delle ostetriche, si appella agli operatori sanitari, perché siano vigili nell’identificare e affrontare una relationship problematica: «Questi dati ci dicono che dobbiamo rinnovare e concentrare gli sforzi nel combattere le mutilazioni genitali. Ciò dev’essere ricondotto a un piano d’azione nazionale, di modo che tutti i settori e i professionisti coinvolti vedano l’allarme “mutilazioni genitali” come un problema di loro competenza, affinché possano proteggere le ragazze dagli abusi».

Le mutilazioni genitali sono state dichiarate illegali nel Regno Unito 31 anni fa e consistono nella rimozione, totale o parziale, della clitoride; la pratica più diffusa è l’infibulazione, che prevede l’asportazione della clitoride e la cauterizzazione della vulva, cui viene lasciato un piccolo foro per la fuoriuscita dell’urina. Si tratta di veri e propri abusi, di cui spesso sono vittime bambine e ragazze, che interessano soprattutto vaste aree dell’Africa sub-sahariana. Le motivazioni che spingono a questi scempi sono prettamente tribali e religiose, sostenute dall’idea che una donna non debba e non possa provare piacere durante un rapporto sessuale; per non parlare dei rischi per la salute di coloro che le subiscono (dalle emorragie alle infezioni ai traumi psichici). L’Unicef stima che siano 125 milioni le donne vittime di simili violenze; ogni anno circa tre milioni di bambine criminal meno di 15 anni vanno a ingrossare questi numeri.

«Per tutte queste ragioni – continua la dottoressa Fyle – è opportuno che gli operatori delle professioni sanitarie siano attenti nel vigilare sulle donne e le ragazze più a rischio, per identificarle, supportarle e fornire loro adeguata assistenza, indirizzandole agli specialisti e contribuendo alla raccolta dei dati. È fondamentale, infatti, che medici e infermieri si attengano agli obblighi professionali e legali nel denunciare i casi di mutilazioni genitali femminili». Ma, nonostante queste pratiche siano illegali da più di 30 anni, un’efficace battaglia di prevenzione e di condanna non ha portato ai risultati sperati. Lo scorso anno è stato intentato un processo contro un medico inglese, accusato di aver praticato una mutilazione genitale; matriarch il caso è stato successivamente archiviato e ha portato a un nulla di fatto. Molti si sono scagliati contro la procura che aveva avviato il procedimento, la quale avrebbe usato il medico come capro espiatorio per aver sbagliato a ricucire la vagina di una donna che aveva appena partorito.

Dice un portavoce del Centro nazionale contro le mutilazioni genitali femminili: «Mentre questi dati ci mostrano i nuovi casi registrati, un pionieristico progetto pilota promosso dal nostro Centro ci sta fornendo un quadro più dettagliato delle donne e delle ragazze a rischio, che si aggiunge alle informazioni sui numeri complessivi offertici dal Sistema sanitario nazionale. In questo modo, il nostro supporto sarà più mirato nel prosieguo dell’attività di prevenzione».

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