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Alice, regina dell’estremo: vince la 100 km ai Caraibi

Alle condizioni estreme è ormai abituata, avendo corso in passato per quattro o più giorni nel deserto del Sahara o in Vietnam. L’ultima impresa di Alice Modignani Fasoli, podista specializzata sulle lunghe distanze, arriva dalla Repubblica Dominicana. La verbanese, classe ‘77, ha sventolato il tricolore nella 100 km del Caribe, l’ultra trail a tappe dei Caraibi durato da mercoledì a domenica scorsi, vincendo con oltre un’ora di vantaggio sulla seconda donna (la dominicana Maria Mensen). Ha bissato dunque il successo del 2015, piazzandosi anche stavolta nella top ten assoluta: il suo nome compare in settima posizione nella classifica generale conquistata da un altro italiano, Pasquale Rutigliano.  

«Sono felice di come sia andata perché ho migliorato il mio tempo di circa un’ora», racconta Alice che ha chiuso la fatica in 11 ore e 57 minuti. Non male, visto che era reduce dal trail di Minorca, una gara in tappa unica disputata nell’omonima isola delle Baleari. «Ma se mentalmente preferisco le corse di un giorno, in realtà a livello fisico esco alla distanza».  

 

Dal 2009 a oggi ha corso più di cento gare tra maratone e ultra trail vincendo tre volte la 100 km del Sahara. E proprio tra la sabbia è partita la sua avventura verso l’estremo. Prima di sei anni fa aveva sempre corso per tenersi in forma e per passione, ma mai per partecipare a una competizione. «Lavoravo per una ditta che seguiva maratone all’estero e così ho conosciuto l’organizzatore della 100 km del Sahara – racconta -. Mi sono incuriosita e visto che il deserto mi ha sempre affascinata mi sono convinta a provare. Lo slogan della corsa del Sahara è “l’estremo inizia da qui” perché è indicata per chi si avvicina a queste competizioni». 

Se in alcune gare di questo genere sono previsti i ristori con acqua ben fredda, come la settimana scorsa a Santo Domingo, in altre si è invece in completa autosufficienza.  

Un esempio è rappresentato dalla Ultra Asia Race: 160 km in quattro giorni. «Dipendere interamente da se stessi non significa solo portare nello zaino un fischietto, un telo di sopravvivenza e due borracce d’acqua come nella 100 km del Caribe – spiega -, ma anche cibo e tutto ciò che può servire». 

Bisogna dunque trovare un buon compromesso tra materiale e peso. «Per guadagnare in leggerezza si taglia il manico dello spazzolino oppure si mettono cibi liofilizzati sottovuoto – continua -. Per dormire? In Vietnam ci ospitava la popolazione del posto nelle palafitte, nel Sahara si riposava nella tende berbere e a Santo Domingo in hotel». 

 

Dal deserto all’oceano alle montagne: il suo prossimo obiettivo è il famoso Tor des geants, in Val d’Aosta dall’11 al 18 settembre: 330 km con 24 mila metri di dislivello in salita. «All’Ultra trail del Monte Bianco non sono andata benissimo – ammette -, ma il Tor è il doppio e spero di recuperare sulle lunghe distanze. Per me ci sarà l’incognita atmosferica: soffro il freddo e il maltempo».  

Se fino a poco tempo fa aveva un preparatore nel Milanese, adesso oltre a correre per conto suo, si affida a corsi e consigli dello studio Iphysio di Mergozzo e a quelli del verbanese Saverio Ottolini. «Per prepararmi parteciperò ad altre gare: di solito ci sono a quasi tutte quelle circuito Top Race del Vco. Il 26 giugno credo che farò la Stragranda Monterosa e poi a luglio la Bettelmatt in val Formazza». 


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