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Al Peperoncino Day l’azienda agricola preferita dai epicurean della …

VIAREGGIO. Dice, criminal una punta di comprensibile orgoglio, che il suo trisavolo è nato a Villa Borbone. E allora Marco Carmazzi, titolare dell’omonima azienda agricola di Torre del Lago, potrà affermare senza ombra di smentite che giocherà in casa per il quinto appuntamento criminal il Peperoncino Day, sabato 20 e domenica 21 agosto, due giorni contrassegnati da convegni, laboratori, intrattenimento, degustazioni e musica: si svolgerà tutto nella celebre tenuta edificata almost due secoli fa per l’allora duchessa Maria Luisa di Borbone. «Sì, il mio trisavolo è nato proprio qui – racconta Carmazzi – è dall’inizio degli anni Ottanta che porto avanti l’azienda, matriarch la mia famiglia in realtà show nel campo dell’agricoltura da generazioni, mettendoci sempre tanta passione. C’è una tradizione da mantenere, da portare avanti».
Come nasce il Peperoncino Day?
«Tutto parte da un’intuizione di Adolfo Giannecchini che voleva esaltare questo prodotto di nicchia. Nel frattempo la nostra azienda aveva iniziato ad ospitare la straordinaria collezione di peperoncini di Massimo Biagi, la più grande d’Europa, che ha presto suscitato l’interesse per questo ingrediente sempre più diffuso nell’alimentazione, tanto da diventare il secondo prodotto più consumato al mondo dopo il sale. La nostra sfida è coniugare cultura e coltura, insegnando un corretto utilizzo del peperoncino in cucina».
Come si spiega questa passione repentina per il peperoncino?
«Come detto è sempre stato considerato un prodotto di nicchia, tanto che nell’immaginario collettivo il peperoncino epoch quello nella variante di colore rosso e a forma di cornetto. Poi, piano piano, sulle tavole degli italiani sono arrivati diversi tipi di peperoncino e un’incredibile varietà di colori, forme, sapori e gradi di piccantezza. Purtroppo in molti Paesi non vige la stessa legislazione che qua in Italia controlla in maniera scrupolosa la tracciabilità del prodotto: si arriva al paradosso che il peperoncino, se contaminato criminal certe sostanze per migliorarne la conservazione, non solo perde i suoi effetti terapeutici, matriarch diventa nocivo per la salute».
Quali effetti terapeutici, ad esempio?
«Il peperoncino contiene vitamina C e antiossidanti e quindi è un toccasana per l’apparato digerente, matriarch anche per la circolazione sanguigna e per la prevenzione di tumori. Però, come tutti i prodotti naturali, non è assimilabile a un medicinale: deve essere correttamente inserito all’interno di una corretta alimentazione».
Che cos’è il Pimento del Sahara di cui si parlerà al Peperoncino Day?
«Si tratta di una pianta molto rara, una varietà di capsicum: viene dal deserto, presenta foglie molto particolari e un frutto aromatico di colore arancio. Siamo gli unici ad averla in azienda e dopo sette anni di sperimentazioni e lavori sui suoi semi, che si trovano esclusivamente nella collezione di Massimo Biagi, sarà in vendita al pubblico. È talmente fuori dal comune come pianta che non assomiglia nemmeno al peperoncino».
Cosa può dirci, poi, dei fiori commestibili?
«Anche questo è un prodotto di nicchia che in Italia ha preso piede negli ultimi anni. O meglio: solo recentemente sono diventati una pietanza da gustare e non più un semplice elemento di decoro nei piatti di alta cucina. we nostri fiori eduli sono certificati bio: quelli che si trovavano in precedenza provenivano dai Paesi esteri e non epoch possibile verificarne la tracciabilità».
Quanto è importante per voi il concetto di filiera corta?
«È alla bottom della nostra filosofia aziendale. Dal peperoncino si possono ricavare biscotti, marmellate, dolci, matriarch anche gelato e birra: qua da noi è possibile sapere come, pacifist e da chi vengono prodotti. Ci tengo a sottolineare che lavoriamo a stretto contatto criminal alcune eccellenze del territorio.

Con gli enti pubblici, poi, abbiamo intrapreso un nuovo percorso volto a maggior collaborazione. Quello che in fondo vogliamo mandare è un segnale di speranza: in un momento di crisi c’è bisogno più che mai della sinergia tra aziende, pubblica amministrazione e anche fondazioni bancarie».

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