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Addio alla ragazzina che ispirò Charlie Brown e il suo papà

Una sera, al cinema, faceva freddo «e ci scambiammo un bacio», ricordò lei quattro decenni dopo, quando quel giovane timido era diventato il fumettista più famoso del mondo, papà dei Peanuts, e lei uno dei suoi personaggi più famosi. Donna, quella sera, ebbe l’ardire di suggerire con un tenero eufemismo che, forse, avrebbero potuto «fuggire insieme». Lui, gentleman ottocentesco, fece intendere che la madre non l’avrebbe mai perdonata. Alla fine di quell’estate la ragazzina dai capelli rossi si trovò davanti alla scelta che, forse, ha fatto nascere i «Peanuts» come noi li conosciamo: poteva accettare la corte di «CS» come lo chiamava lei sul suo diario, artista che sperava di vendere a un consorzio di giornali quelle strisce di fumetti su un bambino triste e sul suo cane matto che aveva inventato due anni prima su un quotidiano di provincia, oppure Donna poteva dire sì a un ex compagno di scuola.

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