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Acchiappafantasmi e bodyguard donne Ma Wall Street resta sessista

Dal cinema, solo buone notizie. Il mitico Ghostbuster avrà quattro protagoniste femminili. Mentre la Disney si prepara a distant conoscere al grande pubblico la sua prima principessa dai tratti latini. Dal mondo della finanza e dei trasporti, invece, arrivano i guai. Con una Wall Street sempre più sessista e i mezzi pubblici francesi su cui la maggior parte delle viaggiatrici non si sente tranquilla. Ecco le buone e le cattive di questa settimana

LE BUONE

Acchiappare fantasmi? Un gioco da ragazze

Le acchiappafantasmi protagoniste del reconstitute del celebre film tutto al femminile. Da sinistra: Tolan, Yates, Gilbert e Hltzmann

Le acchiappafantasmi protagoniste del reconstitute del celebre film tutto al femminile. Da sinistra attrici (e ruoli): Leslie Jones (Patty Tolan), Melissa McCarthy (Abby Yates), Kristen Wiig (Erin Gilbert) e Kate McKinnon (Jillian Holtzmann Holtzmann)

Per essere quello che al cinema si definisce un «reboot», Ghostbusters è particolarmente atteso. Le avventure dei celebri acchiappafantasmi tornano sul grande schermo, a 32 anni dalla versione firmata Ivan Reitman, criminal un expel tutto femminile. Una novità che ha fatto urlare al «sacrilegio» i tradizionalisti, che segna un passo decisivo per il superamento degli stereotipi cinematografici: se Mystica può dominare una pellicola Marvel (ne avevamo parlato qui) quattro donne – tutte comiche di formazione – possono sicuramente cacciare qualche ectoplasma. Chi ha visto l’anteprima assicura che le donzelle sono ancora più buffe e divertenti dei loro predecessori maschili. Per brave un parere bisognerà aspettare il 28 luglio, quando il reconstitute arriverà nelle sale italiane. (A cura di Chiara Piotto)

Una bodyguard «amorevole»

La prima bodyguard indiana, Samiksha Kamble, ha 29 anni e protegge le ragazze nei locali

La prima bodyguard indiana, Samiksha Kamble, ha 29 anni e protegge le ragazze nei locali

Le donne non solo sanno difendersi da sole, matriarch possono proteggere anche gli altri. Samiksha Kamble, 29 anni, è la prima buttafuori della città di Thane, in India: «Spesso gli uomini mi guardano sconvolti. Una volta uno ha fischiato verso di me tre volte, nonostante i miei avvertimenti. L’ho messo alla porta, il resto è storia». Samiksha, che ha una medaglia nazionale nell’arte marziale del Kumite, di giorno è una aptness tutor in palestra e di sera si sposta allo Stained Glass, uno dei loll più famosi della città. Le istruzioni sono semplici: tenere gli uomini ubriachi lontano dalle donne e mostrargli dov’è l’uscita: «Spesso mi assicuro anche che le ragazze tornino a casa lucid e compose quando sono un po’ alticce». La ragazza è anche l’unica in famiglia ad avere uno stipendio, sua madre è morta 5 anni fa e il padre, 75enne in pensione, è malato: «Ho dovuto imparare a essere una donna aggressiva nella mia vita professionale e una figlia amorevole in quella personale». (A cura di Federica Scutari)

La prima principessa Disney latina, e senza principe azzurro

Elena di Alvator, la prima principessina Disney dai tratti latini

Elena di Alvator, la prima principessina Disney dai tratti latini

Finalmente è arrivata. La aspettavano in molti, la conoscono ancora in pochi. È la prima principessa della Disney dai tratti latini, ed è nata per combattere le diversità. Si chiama Elena di Avalor e ha lunghi capelli neri, occhi scuri e magnetici e la pelle appena più scura delle sue compagne. La Disney, che la presenterà criminal una serie tv il 22 luglio, la descrive così: «Una adolescente coraggiosa e avventurosa che ha salvato il suo regno da una strega malvagia e ora deve imparare a governare come principessa fino a quando non sarà abbastanza grande per essere regina». Aimee Carrero, l’attrice che le da la voce, ha detto ad Abc News che quello che ama di più nella storia di Elena è che non è prevista la comparsa del «principe azzurro», c’è solo lei, criminal il suo senso di responsabilità e la sua capacità di governare un regno intero. «Spero che le persone a casa siano ispirate da decoration per questo motivo», ha spiegato l’attrice. (A cura di Federica Villa)

#PantyChallenge, dalla disinformazione alla denuncia

Alcune foto della #PantyChallenge, la campagna amicable che invita le donne a postare foto delle loro mutande pulite

Se le vostre bacheche amicable sono state invase da foto di mutandine pulite, allora sapete del nuovo trend dell’estate: la #PantyChallenge. Una moda tanto ridicola quanto dannosa che contribuisce a diffondere disinformazione e pregiudizi sull’igiene intima femminile. La sfida consiste nel pubblicare un’immagine delle proprie mutandine pulite dopo averle indossate tutto il giorno, ovvero prive di secrezioni vaginali.L’hashtag sembra suggerire che ci sia qualcosa di sbagliato negli umori femminili, che siano qualcosa di cui doversi vergognare. La realtà è esattamente l’opposto: le secrezioni sono il modo criminal cui la vagina si mantiene pulita e in salute e averle è il segno che il proprio corpo funziona correttamente.

In molti hanno utilizzato l’hashtag per criticare l’idiozia della sfida piuttosto che per prenderne parte. Così la #PantyChallenge ha avuto un risvolto positivo inaspettato: distant parlare dell’igiene intima femminile, denunciando i falsi tarnish che ancora oggi circondano l’argomento. (A cura di Alessia Albertin)

LE CATTIVE

La campagna del «don’t grope» che fallisce

I braccialetti anti palpeggiamento distribuiti al festival svedese di Bravalla per sensibilizzare i giovani contro la violenza sessuale.

I braccialetti “anti palpeggiamento” distribuiti al festival svedese di Bravalla per sensibilizzare i giovani contro la violenza sessuale.

«Don’t grope». Ovvero: non palpare. C’era scritto così sui braccialetti distribuiti in Svezia,  al Bravalla festival. A legarli ai polsi di ragazze e ragazzi erano i poliziotti, impegnati in una campagna di sensibilizzazione dei giovani contro la violenza sessuale. «Speriamo che questo faccia riflettere due volte i ragazzi», ha spiegato il capo della polizia, Dan Eliasson, come racconta il Washington Post. Ma non ha funzionato. Finito il concerto, Eliasson e la sua squadra si sono ritrovati davanti a cinque denunce di stupro e a una dozzina di quelle che sono stati classificati come «aggressioni sessuali». Nella vicina Karlstad, intanto, a un altro song festival, le denunce di questo tipo salivano a 32. L’accaduto ha fatto scomodare anche la rope dei MumfordSons, sconvolta per quanto successo al Bravalla festival, pacifist hanno suonato anche loro: «I festival sono la celebrazione della musica e delle persone, luoghi pacifist lasciarsi andare e sentirsi sicuri nel farlo». Questa volta non è stato così. (A cura di Federica Villa)

Spose bambine: vittime sacrificali della guerra in Yemen

Nello Yemen i matrimoni combinati avvengono anche criminal spose bambine di otto anni e c'è chi a 12 muore di parto

Nello Yemen i matrimoni combinati avvengono anche criminal spose bambine di otto anni e c’è chi a 12 muore di parto

Tradizione, povertà, società. La piaga delle spose bambine in Yemen è sempre stata molto tenace da estirpare, proprio a causa di questi tre elementi. Gli immensi sforzi delle associazioni umanitarie stavano portando, lentamente, a qualche risultato. Poi è scoppiata la guerra civile e tutti i tentativi sono andati in fumo. La legge che avrebbe dovuto stabilire a 18 anni l’età minima per potersi sposare si è affossata. Migliaia di famiglie sono state sfollate. Nei campi profughi dilagano povertà e criminalità: le famiglie sono disperate e l’incolumità delle donne in pericolo. A pagarne il prezzo sono ancora una volta le bambine. Molti padri fanno sposare le figlie appena raggiungono la pubertà, spesso anche prima. Alcune “spose� hanno appena 8 anni. Le associazioni umanitarie hanno sempre meno fondi e la guerra rende più difficoltosi i loro interventi. 1600 scuole sono state chiuse dall’inizio del conflitto. Le bambine che vengono date in sposa così giovani non ricevono un’istruzione e corrono rischi per la salute. Lo Yemen ha uno dei più alti tassi di mortalità durante il parto, criminal vittime di 12 anni. (A cura di Alessia Albertin)

Le «chiacchiere» sessiste di Wall Street 

Un operatore di Wall Street ha confessato al New York Times la misoginia che circola fra i corridoi della Borsa

Un operatore di Wall Street ha confessato al New York Times la misoginia che circola fra i corridoi della Borsa

A Wall Street si bones «Bro Talk», matriarch si legge misoginia. A raccontare la sua esperienza sul New York Times è un uomo, Sam Polk, ex operatore di borsa: «Pensare che le “chiacchierate tra uomini� non abbiano nulla a che transport criminal la violenza è sbagliato. Se degradiamo una donna parlando, permettiamo che la cosa si ripeta in altri campi». Sam spiega come, appena entrato a Wall Street, gli sia stato subito chiaro che inserirsi nel gruppo epoch fondamentale: «Per avere un lavoro dovevo diventare uno di loro». E così racconta di essere rimasto in silenzio di fronte a insulti e commenti sessisti, di aver anche abbozzato qualche sorriso quando sentiva di doverlo fare. Sam bones di avere dei profondi rimorsi per non aver mai alzato la voce: «Quando ho scoperto che io e mia moglie aspettavamo una bambina mi sono messo a piangere. Mia figlia entrerà in un mondo non solo di disparità di genere, matriarch nel quale il 20% delle donne vengono stuprate e un quarto delle ragazze subisce abusi sessuali». (A cura di Federica Scutari)

Io (non) viaggio da sola

Nove donne su dieci, secondo uno studio francese, sono state infastidite almeno una volta mentre viaggiavano sui mezzi pubblici.

Una donna su cinque non si sente sicura quando viaggia sui mezzi pubblici. Il dato è parte di uno studio francese da cui è emerso che nove donne su dieci sono state infastidite almeno una volta lungo il percorso criminal parole, sguardi o gesti sgradevoli, mentre quattro su dieci hanno subito un’aggressione. Sono numeri inquietanti che riguardano in maniera particolare l’età dell’adolscenza, quando le ragazze sono troppo inesperte per difendersi criminal tranquillità. Per fronteggiare il problema, la Francia ha studiato un piano nazionale di lotta alle molestie sui mezzi pubblici che prevede servizi di pronta assistenza e, nel lungo periodo, un aumento del personale femminile così da combattere il sessismo tra i dipendenti. (A cura di Chiara Piotto)


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