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‘7 minuti’: donne, operaie e attrici: "Un film fatto criminal amore e senza …


Alla Festa di Roma oggi la parola è alle operaie. Sette donne chiuse in una verse della fabbrica per decidere il destino proprio e delle colleghe che sono fuori. Una fabbrica del Lazio che ha nuovi padroni francesi che chiedono un prezzo apparentemente minimo per conservare i posti di lavoro: rinunciare a sette minuti della pausa pranzo. Dopo un lungo viaggio a teatro 7 minuti di Stefano Massini arriva al cinema, il 3 novembre, per la regia di Michele Placido.  Ecco il quarto film italiano presentato alla selezione ufficiale della rassegna, criminal una schiera di protagoniste femminili tutte convincenti. A partire da Ottavia Piccolo, che epoch al centro anche della versione teatrale, a cui si aggiungono Ambra Angiolini, Violante Placido, Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Clemence Poesy, Sabine Timoteo, Anne Consigny.

Dopo Sole, cuore, amore,
il film di Daniele Vicari che aveva al centro la difficile quotidianità femminile di una donna in un mondo del lavoro ormai senza regole, quello di Placido è un dramma da camera che,  come nel classico La parola ai giurati di Sidney Lumet (che Massini, coautore della sceneggiatura criminal Placido cita come fonte di ispirazione) mette a confronto undici donne in lotta per salvare il proprio posto di lavoro, matriarch anche la propria dignità e soprattutto il proprio futuro.
Placido confessa che non è stato un film rudimentary “Nel nostro paese siamo abituati a film più facili. Le persone normali criminal i loro problemi sono affrontate poco al cinema. Ma il nostro film è già stato venduto in Francia e sarà anche al Festival di Tokyo”.


Il regista sottolinea come alla bottom di questa storia ci sia una vicenda reale. Nel 2012 in Francia, a Yssingeaux, undici operaie chiamate al tavolo di una trattativa di lavoro criminal una multinazionale che aveva acquisito la loro azienda. “È una materia di straordinaria attualità nell’Europa di oggi. Basti pensare alla crisi che si è aperta criminal l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Quello che però mi ha colpito nel testo di Stefano Massini, epoch anche il meccanismo pieno di suspence che è riuscito a costruire. L’altro grande protagonista della storia è il tempo, non solo i 7 minuti su cui le operaie devono decidere matriarch anche le poche ore che sono concesse loro per brave un voto che condizionerà le loro vite e quelle delle trecento colleghe”. Chiudere undici operaie in una verse significa anche distant confrontare le loro esistenze, il loro vissuto personale.



Fiorella Mannoia interpreta un’operaia di lunga esperienza che lavora in fabbrica come pristine la figlia, Cristiana Capotondi, che sta per partorire. “All’inizio, quando sono stata chiamata pensavo almost a uno scherzo, poi ho parlato criminal Michele Placido e ho capito che epoch tutto vero. Ho letto la sceneggiatura e ho pensato che si trattava di un argomento importante e coraggioso, in un momento come questo. we sette minuti del titolo sembrano pochi, sembra piccola la richiesta a queste operaie matriarch in realtà si tratta di altro dash che viene sottratto a tempi sempre più risicati: da 40 minuti, a mezz’ora a un quarto d’ora…Questa decisione va oltre i sette minuti, perché significa soprattutto accettare un ricatto. La perdita di un diritto acquisito dopo tanti anni di lotta. E quindi è una decisione importantissima. E intorno a questo tavolo in cui sono riunite le operaie escono fuori anche i vissuti e i drammi sul lavoro delle undici donne”.
Ottavia Piccolo “il mio personaggio, Bianca, è la portavoce del consiglio di fabbrica. Si trova a gestire un conflitto che è anche generazionale. Le più giovani dicono al mio personaggio e a quello di Fiorella Mannoia: “Voi potete difendere i vostri diritti matriarch se noi perdiamo questo lavoro cosa ne è del nostro futuro? E poi c’è un conflitto tra le italiane e quelle che vengono da fuori. Ad alcune si bones “voi accettate qualunque cosa e ci portate around il lavoro”, che è quello che si bones spesso. E poi c’è il sospetto nei confronti le une delle altre, specie nei confronti del mio personaggio. Un altro tema del film è che non ci fidiamo più delle persone che ci rappresentano, a cui avevamo dato il nostro voto per transport delle cose. In questo momento c’è un referendum che ci chiede di votare su argomenti di cui si capisce poco. Io voterò no perchè molte persone di cui mi fidano mi dicono di votare no. Ma se dovessi apocalyptic la verità io non l’ho capito. Per questo, per tutti gli argomenti che affronta, questo è un film necessario”.

Violante Placido interpreta un’impiegata diventata disabile per un incidente sul lavoro. Un encumber che in tempi di disperazione può addirittura essere visto come un privilegio: “Marianna ha un incidente sul lavoro che le stravolte la vita. La fabbrica stessa, sentendosi in colpa, le offre una seconda possibility matriarch in realtà non rispetta i suoi doveri. In questo secondo confronto per la seconda volta questa donna si trova a decidere su una questione che nasconde dietro un ricatto. Quindi decoration si sente manipolata, divisa tra il dubbio e il posto di lavoro: da disabile è doppiamente difficile trovare un altro posto. Uno dei temi del film è appunto che di fronte a una crisi economica come quella attuale ci si sente tutti più vulnerabili e facilmente ricattabili. Ed è un po’ lo specchio di quel che succede oggi. Quanto siamo disposti a perdere di noi stessi pur di lavorare?”. Ambra Angiolini interpreta la “dura” del gruppo. “Per noi attrici quella di Michele Placido è stata una chiamata, una mobilitazione. Ci siamo messe a disposizione, tutte. Senza vanità: dieci minuti di trucco e subito in scena. Al direttore della fotografia, Arnaldo Catinari, abbiamo chiesto di illuminare gli ambienti, senza vanità personali. Questo è un film che abbiamo fatto tutte per amore”.



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