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5 cose da sapere sull’oncologo Umberto Veronesi

Veronesi
(Foto: Giuseppe Cacace/Getty Images)

Umberto Veronesi, medico e uomo politico che ha speso la sua vita nella ricerca e nella lotta contro il cancro, si è spento nella sera dell’8 novembre nella sua casa a Milano. Nel corso della sua lunga carriera, si è specializzato nella cura del carcinoma mammario, sviluppando una tecnica rivoluzionaria – la quadrantectomia – con la quale è riuscito a salvare molte donne dal cancro. Ecco 5 cose da sapere sul suo amore per le donne e la sua continua battaglia contro il cancro.

1. Superiorità morale e intellettuale della donna
Quella della donna è una grandezza istintiva e completa, una grandezza genetica perché basata su una combinazione di Dna e caratteristiche mentali che porta a una migliore capacità di adattamento”. Sono queste le parole con cui Umberto Veronesi sosteneva la superiorità morale e intellettuale della donna rispetto agli uomini: le descriveva, infatti, come più resistenti al dolore e alla fatica, meno aggressive, più decise, più votate all’armonia, alla pace e al progresso civile.

Ed è forse anche per questo che l’oncologo di fama internazionale, oltre che un grande medico e politico italiano, è stato prima di tutto un forte attivista nella ricerca sul tumore al seno, uno dei più pericolosi per le donne.

2. Il rapporto con la madre
Una superiorità, quella delle donne, che sentiva già preponderante nella sua giovinezza. Infatti, data la precoce scomparsa del padre fu fondamentale per il giovane Veronesi la figura materna, Erminia Verganti, a cui dedicò il suo libro Dell’amore e del dolore delle donne. E la descrive così: “Mia madre mi ha fatto da padre, da sorella maggiore, da compagna di viaggio, perché io ho perso mio padre a 6 anni. Un bambino ha bisogno di una guida e mia madre è stata la grande guida, una donna profondamente religiosa. Mi ha insegnato due cose importanti: una è la tolleranza e l’altra è ricercare le cause degli eventi; se una persona ti è ostile, non limitarti a respingerla o a trattarla male: se ti è ostile, una ragione c’è e tu devi individuarla”.

3. La sua lotta contro il tumore al seno
Pioniere della chirurgia conservativa, negli anni settanta Veronesi è stato il primo a sperimentare la quadrantectomia, ovvero l’asportazione di un quadrante del seno. Lo scienziato è così riuscito a dimostrare quanto l’efficacia di questa tecnica fosse la stessa di quella della mastectomia (l’asportazione totale della mammella), ma con un impatto estetico e soprattutto psico-sessuale molto meno brutale.

4. La combinazione con la radioterapia
La sua tecnica, applicabile maggiormente negli stadi iniziali del carcinoma mammario, viene eseguita in combinazione con la radioterapia, oggetto anche questo di grandi studi da parte del medico. A lui, infatti, dobbiamo l’introduzione della radioterapia intraoperatoria, una metodica terapeutica che associa la radioterapia all’intervento chirurgico: si esegue una dose di radioterapia sul tumore attraverso il bombardamento di radiazioni direttamente sul bersaglio (cellule tumorali residue) nel corso dell’intervento chirurgico, risparmiando in questo modo le strutture sane adiacenti o sottostanti.

5. L’importanza della prevenzione e della cura del cancro
Fu proprio l’importanza che diede alla prevenzione e la sua preoccupazione per la diagnosi a spingere Veronesi a realizzare il suo progetto più ambizioso: una scatola magica in grado di effettuare una diagnosi precoce e meno invasiva possibile di tutti i tipi di cancro. Un macchinario, quindi, capace di integrare in un unico sistema risonanza magnetica, Tac ed ecografia, “insieme a quelle del dna e dell’etica, lo sviluppo delle tecnologie di diagnostica per immagini è una delle tre grandi rivoluzioni, che hanno cambiato il volto della medicina e dell’oncologia nel secolo scorso”, ci aveva spiegato lo stesso scienziato in un’intervista del 2011. “In oncologia la diagnostica è la carta vincente e sono fiducioso che un giorno avremo qualcosa come una scatola magica, capace di effettuare uno screening di tutto il corpo in pochi minuti”. Ed è proprio grazie alla sua capacità di unire ricerca di base e ricerca clinica, all’interno dello Istituto europeo di oncologia (Ieo) e con la sua promozione dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), che i suoi progetti vanno tuttora avanti.

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