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18:26 Giovani, istruiti e cresciuti in famiglie ricche Ecco chi erano i …

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La povertà aiuta il diffondersi del radicalismo islamico. In tanti lo hanno detto in questi giorni parlando di quanto accaduto a Dacca. Ma a 48 ore dall’attacco che è costato la vita a nove italiani, quella che emerge è una realtà molto diversa. Il ministro dell’Interno bengalese, Asaduzzaman Khan, spiega che i terroristi che facevano parte del commando, “erano tutti ragazzi con un alto livello di istruzione ed erano andati all’università. Nessuno proveniva da una madrasa”.  Uno di loro, Nibras Islam, era un giovane nato in una famiglia molto facoltosa, un ragazzo abituato a frequentare gli ambienti bene della società bengalese molto polarizzata, con la possibilità di entrare in contatto anche con qualche vip. In un video pubblicato sul web si vede Nibras con una starlette di Bollywood, Shraddha Kapoor, che esulta perché lei gli ha stretto la mano. In un altro lo si vede in auto con i suoi amici, che parla un inglese perfetto, e scherza. Il suo profilo Facebook racconta che aveva studiato in Malaysia, alla Monash University, ma anche in uno degli atenei più rinomati del Paese, la Northsouth University. Il suo ultimo tweet, datato dicembre 2014, è un inno all’amore e all’amicizia: “La felicità è stare con chi si ama: e con gli amici che hai perso”. Un altro è un omaggio a un ignoto interlocutore (una donna?): “Apprezza tutto nella vita. Grazie per esserci sempre per me. Felice per te. Sempre stato. Spero tu abbia tutto cio’ che meriti”. Qualcosa, però, deve essersi rotto. E da gennaio la famiglia di Nibras non aveva più sue notizie.  

 

 

 

 

Anche gli altri componenti del commmando, tutti poco più che adolescenti, tra i 20 e i 21 anni, provenivano da famiglie benestanti ed erano passati attraverso alcune delle scuole più esclusive della città, la Scholastica e la International Turkish Hopes School.

 

 

La conversione Per il governo bengalese la conversione all’Islam radicale dei cinque terroristi di Dacca è il frutto di una “moda”. Non a caso respinge l’ipotesti che l’attacco sia stato organizzato dall’Isis e punta il dito contro un gruppo jihadista locale, collegato all’opposizione e manovrato dai servizi segreti pakistani. Il capo della polizia locale, Shahidul Hoque, ha detto che gli inquirenti stanno esaminando l’ipotesi di “collegamenti internazionali” e ha aggiunto che ci sono sospetti su “membri importanti dell’JMB”, Jamaeytul Mujahdeen Bangladesh, un gruppo jihadista locale messo al bando da una decina di anni, legato all’opposizione al governo, Jamaat e-Islami e all’ISI, i servizi pakistani. Secondo un altro esponente del governo, che ha parlato con l’emittente NDTV, i terroristi la notte del massacro scaricavano le immagini efferate su Internet, di cui hanno approfittato gli uomini dell’Isis in Siria ed Iraq per rivendicare la paternità dell’azione. “Avevano cellulari e portatili, che utilizzavano per scaricare le sanguinose immagini”, ha detto HT Imam, stretto collaboratore della premier Sheikh Hasina: “Sono state utilizzati dall’Isis e da altri per la rivendicazione. Le connessioni tra l’ISI pakistano e Jamaat sono ben note, vogliono defenestrare l’attuale governo. La chiave è l’unico terrorista catturato vivo”.

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Redazione online

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